Il Comune di Napoli dice basta ai cadaveri in vetrina

Il Comune di Napoli dice basta ai cadaveri in vetrina

agnellino

È stata firmata da Roberta Gaeta, Assessore alle Politiche Sociali con delega alla Tutela della Salute e degli Animali del comune di Napoli, un’ordinanza con la quale si fa divieto di esposizione di ovini, caprini e altri animali, in strada e nelle vetrine delle macellerie di esporre al pubblico gli animali macellati, interi o in quarti – anche se scuoiati, eviscerati o decapitate – e delle teste. Tali tagli resteranno pertanto conservati nelle apposite celle frigorifere, secondo prescrizioni normative di igiene alimentare vigenti. “L’interesse e la sensibilità nei confronti degli animali a cui dobbiamo tanto, sono notevolmente aumentate. Vedere oggi capretti ed agnelli scuoiati, con gli occhi vitrei, appesi a testa in giù nelle vetrine delle macellerie è uno spettacolo che a molti fa male e soprattutto ai più piccoli” afferma Gaeta. La Pasqua porta con sé questa tradizione alimentare che comporta la macabra usanza dell’esibizione dei corpi degli animali. Una modalità crudele e molto spesso traumatica per grandi e piccoli, costretti loro malgrado a guardare da spettatori passivi. La promozione della salute è oggi un concetto molto ampio. Gli alimenti devono essere conservati con modalità precise ed inderogabili ma anche la loro esposizione deve rendere sereni il rapporto dei cittadini con il cibo e con gli animali in particolare. “È nei piccoli gesti che si misura la sensibilità di una collettività ed è per questo che questa Amministrazione con un’ordinanza ha vietato l’esposizione delle carcasse intere”, ha concluso l’assessore.

Il Venerdì Santo di Vallata. Rivive la tradizione secolare

Il Venerdì Santo di Vallata. Rivive la tradizione secolare

centurioni

 

Il 29 e 30 marzo a Vallata, in Irpinia, rivivrà uno dei più suggestivi e antichi riti della Settimana Santa del Sud Italia. Tradizionale e spettacolare rappresentazione religiosa, infatti, si svolgerebbe dal 1541, ipotesi secondo la quale la fiorente comunità ebraica, stabilitasi in paese e dedita al commercio di bestiame, lungo la rotta verso la vicina Puglia, si convertì al cristianesimo e prese parte a tali rappresentazioni.

Le prime fotografie invece risalgono al 1928: in esse sono già ben evidenti le caratteristiche uniche del Venerdì Santo di Vallata. Caratteristiche che si sono ben sviluppate e radicate nell’attuale assetto scenografico, come pure nella coscienza della popolazione locale. La passione di Cristo viene ricordata con una commossa rievocazione, lontana dalle rappresentazioni sacre così diffuse nel medioevo, diversa da una via crucis.

La tradizione vuole che i giovani si vestano da soldato romano in costume da littore o da centurione, come prova di iniziazione attraverso l’esibizione fisica, indossando una corazza e sfilando tra la folla, che assiste al lento dipanarsi della rappresentazione religiosa, per denunciare la propria esistenza alla comunità.
Oltre ai simboli del potere romano (dall’Aquila latina con due alabardieri alla Grande Guida, da Cesare Imperatore con Lictores a Pilato), sfilano i cosiddetti “Misteri”, oggetti simbolo esibiti dagli incappucciati, e tele settecentesche, di antica fattura, rappresentanti le scene della vita e della morte di Cristo, con frasi del racconto evangelico di San Giovanni. Partecipano alla Processione circa duecento figuranti. Il passo di tutti è cadenzato dal ritmo di un suono caratteristico di tromba e tamburo, che contribuisce a creare un ambiente di commossa riflessione sul grande mistero di dolore di Cristo.

Tale meditazione è ulteriormente sollecitata da alcuni “cantori” che, in gruppi di cinque o sei elementi, cantano i versi della “Passione di Gesù Cristo” di Pietro Metastasio, composti nel secondo periodo della sua vasta produzione caratterizzato dal suo melodramma ispirato a sincera devozione e slancio mistico. I versi, per la loro scarsissima diffusione letteraria, sono stati per anni tramandati oralmente o attraverso incerti scritti; per cui avevano preso un forte accento dialettale risultando incomprensibili alla maggioranza degli astanti.

Tuttavia, le suggestioni della musicalità, della gestualità e dei vocalismi riescono a creare un indiscutibile e meraviglioso effetto. Chiudono la processione il feretro del Cristo morto circondato dal sindaco e dai medici del paese e l’Addolorata circondata da bambine con bandierine listate a lutto.
L’appuntamento dunque è per il 29 marzo, quando all’imbrunire, dopo la funzione religiosa con la consueta lavanda dei piedi, si svolgerà la suggestiva processione “aux flambeaux” del Giovedì Santo, con cattura, condanna e flagellazione del Cristo. L’indomani, venerdì 30 marzo, alle ore undici prenderà il via la cinquecentenaria processione del Venerdì Santo o del Cristo Morto.

 

 

Fiabe di Primavera 2018

Fiabe di Primavera 2018

fiabe orto botanico 2018

Dopo il successo incontrato nelle edizioni passate, all’Orto Botanico di Napoli è in arrivo l’imperdibile appuntamento con le Fiabe di Primavera 2018, a cura dell’associazione I Teatrini e in collaborazione con l’Università Federico II. Le repliche sono in programma ogni sabato e domenica dal 17 marzo al 10 giugno.
In cartellone quattro titoli tratti dalle storie di grandi autori come i Fratelli Grimm, Andersen, Esopo, e Fedro messi in scena dalla regista Giovanna Facciolo. Quest’anno il pubblico sarà incantato anche da Nello specchio di Biancaneve, in anteprima assoluta. Adulti e bambini saranno immersi nella natura e nella magica atmosfera delle storie senza tempo che continuano a far sognare.
Tra musica, colori e divertenti costumi, I Teatrini attira da 22 anni gli spettatori partenopei con i suoi allestimenti itineranti, pensati su misura di alberi, piante e viali per essere ancora più suggestivi. Per le scuole sono inoltre previste repliche dal lunedì al venerdì.

Programma
Il popolo del bosco
17 e 18, 24 e 25 marzo
Testo e regia sono di Giovanna Facciolo. Gli esseri abitanti dei luoghi verdi sveleranno a grandi e piccoli i segreti del bosco tra miti e leggende popolari.

L’albero del sole
7 e 8, 14 e 15, 21 e 22, 28 e 29 aprile
Lo spettacolo è tratto dalla favola “La pietra filosofale” di Christian Andersen, in cui si racconta di un meraviglioso albero intorno al quale ruotano le vicende di magici personaggi.

Le favole della saggezza
5 e 6, 12, 19 e 26 maggio
Protagonisti del racconto sono gli animali parlanti di Esopo e La Fontaine: volpi, lupi, corvi, agnelli e cicogne rappresentano vizi e virtù umani, trasmettendo una morale valida in ogni epoca.

Nello specchio di Biancaneve
12, 19 e 26 maggio, 2 e 3, 9 e 10 giugno
Ispirandosi alle fiabe dei Grimm, Giovanna Facciolo propone qui la storia del povero specchio della regina cattiva di Biancaneve, stanco della sua malvagità e deciso a partire per incontrare Cappuccetto Rosso, Hansel e Gretel e tanti altri.

Quando: ogni sabato e domenica dal 17 marzo al 10 giugno 2018 (esclusi 31 marzo, 1 aprile, 13, 20 e 27 maggio)
Dove: Real Orto Botanico, via Foria 223

Prezzo: 7 €

Riparte il Campania Express per il 2018

Riparte il Campania Express per il 2018

Campania Express

A partire da domenica 11 marzo tutti i giorni fino al 14 ottobre 2018, il Campania Express effettuerà 8 corse per Sorrento su vagoni dotati di aria condizionata, posti a sedere e possibilità di acquistare on-line i biglietti sul sito dell’EAV, l’Ente Autonomo Volturno.
Un collegamento veloce e confortevole che, in meno di 1 ora, al costo di soli 8 euro, dal centro della città di Napoli condurrà i visitatori direttamente nel cuore di alcune delle maggiori mete di attrazione turistico, ambientale e culturale della Regione: Sorrento, Pompei, Ercolano, Oplonti, Castellammare di Stabia (Funivia Faito) e Vico Equense.

Salvador Dalì in mostra al PAN di Napoli

Salvador Dalì in mostra al PAN di Napoli

Dalla costruzione di un mito, all’immortalità. Per la prima volta in Italia una mostra che svela l’immaginario di Salvador Dalí, portando i visitatori nella Vita segreta del genio poliedrico. “Io Dalí” al PAN|Palazzo delle Arti Napoli dal 1 marzo al 10 giugno 2018, passerà in rassegna, attraverso dipinti, disegni, video, fotografie e riviste, il modo in cui il pittore è stato capace di creare il proprio personaggio rendendo opera d’arte ogni suo gesto; indagando e rivelando l’altra vita dell’artista catalano, quella meno conosciuta, fondamentale per comprendere la sua incredibile personalità. La mostra, fortemente voluta dal Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura e al Turismo, con la Fundació Gala-Salvador Dalí e co-organizzata con C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, è curata da Laura Bartolomé e Lucia Moni per la Fundació Gala-Salvador Dalí e da Francesca Villanti, direttore scientifico di C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, con la consulenza scientifica di Montse Aguer direttrice dei Musei Dalí e di Rosa Maria Maurell.

dalì-eventi

 

Notizie utili
Sede: PAN|Palazzo delle Arti Napoli, via dei Mille, 60 – Napoli
Orari: tutti i giorni dal lunedì alla domenica dalle 9.30 alle 19.30; martedì chiuso
Ingresso: intero € 10,00 – ridotto € 8,00
per gruppi superiori a 12 persone e per ragazzi sotto i 26 anni
ridotto scuole € 5,00 per gruppi scolastici
ingresso gratuito per bambini sotto i 6 anni e per persone diversamente abili con un accompagnatore

Info:
www.mostradalinapoli.it  – Tel. 081.7958601 – 06.85353031 – [email protected]
Prevendite:  www.etes.it – Tel.081.5628040

Pet Therapy a Villa Serena

Pet Therapy a Villa Serena

L’Associazione “Rosa Vitillo Pet therapy” ha come obiettivo la divulgazione e l’impiego della pet therapy e delle altre coterapie (quali musicoterapia, arte terapia, DMT), per veicolare e rendere più efficaci le terapie tradizionali. La Pet therapy abbraccia sia le AAT, che sono terapie in senso stretto che le AAA, attività assistite e le AAE Attività educazionali con l’ausilio del pet. Le finalità comuni sono migliorare l’umore, facilitare le terapie, creare momenti ludico/educativi, abbassare la tensione a livello del gruppo, migliorare il senso di autoefficacia, l’autostima e favorire la socializzazione. L’ associazione opera nei vari contesti di agio e disagio, utilizzando gli animali sia di in chiave ludico/educativa che prettamente terapica con staff specializzato e formato in pet therapy, attraverso vari pet, opportunamente preparati, quali conigli, cani e tartarughe, lavorando quindi sia in contesti creati ad hoc sia in comunità psichiatriche, ospedali e centri per ragazzi diversamente abili.
Da due anni sono attivi laboratori di pet therapy presso la casa di riposo “Villa Serena” di Pesco Sannita, dove il direttore e coordinatore della struttura, Dott. Vincenzo Meoli, la responsabile del settore animazione e formazione degli operatori, dott.ssa Luisa Leone e la responsabile amministrativa, dott.ssa Silvana Leone si dicono molto soddisfatti del lavoro svolto. Gli anziani si mostrano più disposti al contatto e all’ interazione da quando svolgono i laboratori, ricordano abbastanza bene quello che facciamo con i pet e vengono continuamente stimolati a livello cognitivo. Insieme al presidente dell’associazione, Avv. Gloria Malavolti, il progetto è seguito dalla volontaria, dott.ssa Antonella, che con dedizione e passione si sta dedicando alla strutturazione e messa in opera delle attività. Il 21 dicembre ci sarà una festa di Natale che vedrà coinvolti, oltre agli amici pet, musica, canti e balli popolari, sempre organizzati dall’ associazione Rosa Vitillo pet therapy e dall’ ausilio di volontari che hanno deciso di dedicare un po’ di tempo alla struttura.

Il termine “pet therapy” è un neologismo anglosassone, che indica le attività e le terapie svolte con un animale. Il “pet” è un animale preferenziale, domestico, di piccole (cani, gatti, conigli) ma anche di grandi dimensioni (cavallo o delfino) (G.Ba, 2004). Lo psichiatra Boris Levinson (1953) ha compiuto le prime osservazioni cliniche in merito ai benefici della pet therapy sui disagi psichici e l’handicap psicomotorio, coniando il termine “pet therapy” nel 1961. Levinson aveva, infatti, ripetutamente notato che il cane che lo accompagnava nel corso della terapia suscitava un vivo interesse da parte di un paziente autistico. B. Levinson riteneva, ispirandosi alle teorie winnicottiane, che il pet potesse essere utilizzato in qualità di “oggetto transizionale”, nonché “catalizzatore” per lo sviluppo delle abilità sociali.
La pet therapy, quindi, presuppone l’utilizzo del pet in diversi programmi educativi, terapeutici e\o riabilitativi, in qualità di facilitatore relazionale e sociale, da parte di professionisti dell’educazione e del benessere umano che hanno svolto una formazione specifica nell’ ambito della pet therapy e che, pertanto, sono attenti al benessere sia dell’animale che degli utenti all’ interno della sessione. Le attività in parola non sostituiscono ma affiancano terapie e metodologie educative e riabilitative tradizionali, come co-terapia. Gli anziani, in particolare, possono presentare spesso disattenzione, problemi di memoria, depressione, scoppi emotivi e di pensiero lento. L’ interazione con il pet gli consente di spostare l’attenzione da sè stessi all’altro, di ricevere affetto e, allo stesso tempo, di stimolare il mantenimento delle capacità residue.

Le persone ospiti di case di cura, spesso sentono di avere una mancanza di controllo sulla loro vita e, pertanto, somministrare coccole ad un pet e ricevere affetto non giudicante è rilassante e consente all’ utente di sentirsi a proprio agio e di affrontare diversamente la permanenza che, spesso, si accompagna all’ isolamento affettivo dai famigliari. L’ attività assistita aiuta i pazienti a mostrare interesse per l’ambiente circostante e fissarsi sul qui ed ora. Il rapporto animale-uomo, di tipo affettivo ed emozionale, si è mostrato efficace da un punto di vista fisiologico dal momento che è stato riscontrato, che attività come l’invito ad accarezzare e spazzolare l’animale, porgergli piccoli bocconcini, camminare tenendolo al guinzaglio, favoriscono l’abbassamento della pressione sanguigna ed il rallentamento della frequenza cardiaca (Carbone G., Tonali A., 2007). Una delle principali difficoltà riscontrate nell’interazione con soggetti anziani, soprattutto se colpiti da patologie neurologiche, soprattutto, l’Alzheimer è la sensazione che in essi sia presente una cecità mentale, allo stesso modo delle persone autistiche, rispetto agli stimoli sociali ed un’incapacità a mentalizzare gli stati propri e altrui (Frith U., 2009). Da un punto di vista psicodinamico ciò può essere ritenuto un effetto dei meccanismi di difesa primariamente utilizzati dal soggetto: alienazione e isolamento, meccanismi, in particolar modo l’isolamento, che consentono alla persona di scindere gli elementi affettivi di un’esperienza dai suoi elementi cognitivi e che permettono alla persona di relegare verso zone inaccessibili alla propria coscienza, i vissuti dolorosi connessi alla malattia ed ai disturbi sperimentati (Mc Williams, 1994).
Attraverso la stimolazione primariamente di tipo sensoriale, effettuata attraverso 
l’ausilio del pet, è possibile assistere ad un miglioramento dell’attenzione e delle capacità relazionali, una riduzione dei disturbi comportamentali, un miglioramento del tono dell’umore ed un’interazione verbale coerente rispetto al contesto.
Gli effetti benefici della pet therapy in ambito neurologico sono stati citati anche nel cinquantaduesimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, ove è stato evidenziato un miglioramento nell’ attenzione e
nell’interazione dei pazienti che avevano aderito a progetti sperimentali con gli animali. Si è registrata, inoltre, una diminuzione dei disturbi comportamentali, un miglioramento del tono dell’umore nonché un’interazione verbale pertinente al contesto, un miglioramento significativo nell’ambito del linguaggio. Un articolo del Journal of American Geriatric Society a sottolinea come gli anziani possessori di un animale da compagnia, mostrano un maggior benessere e maggiore attitudine a svolgere le azioni della vita quotidiana.

Nella casa di Riposo Villa Serena, di Pesco Sannita il direttore e coordinatore della struttura, Dott. Vincenzo Meoli, la responsabile del settore animazione e formazione degli operatori, dott.ssa Luisa Leone e la responsabile amministrativa, dott.ssa Silvana Leone hanno voluto puntare sulla pet therapy per i propri utenti. Abbiamo riscontrato, in due anni di attività, che il contatto con i pet allevia il senso abbandono, sollecita la memoria, favorisce un miglioramento del tono dell’umore, nel linguaggio, mantiene le facoltà cognitive residue. Sono proposte attività di accudimento, spazzolamento, accarezzamento che aiutano gli ospiti a fissare l’attenzione sul qui ed ora e attraverso la stimolazione sensoriale, si agisce sulle capacità residue;
* Si invitano i pazienti ad elaborare ricordi relativi agli animali, strutturando domande molto semplici nel corso delle attività proposte;
* accanto alle attività più statiche, là dove possibile, i pazienti possono sperimentarsi in giochi di coordinamento motorio (lanciare la palla al cane, farlo saltare nel cerchio, passare nel tunnel ecc…);
* tutto ciò è accompagnato da attività che vedono il supporto di musica e arti grafiche, R.O.T. per tentare un approccio più globale e modellato sul bisogno individuale.

CioccoAvella

CioccoAvella

16 • 17 • 18 marzo 2018
Avella (Av)

Centro storico di Avella
INFOTEL: 328 2888577 • 348 2569445

Tre giorni dedicata al cioccolato con stands,
eventi, appuntamenti musicali.
La tre giorni è organizzata dall’associazione Mela.

A lezione di Yoga nei musei campani

A lezione di Yoga nei musei campani

L’ultima frontiera del benessere è una visita al museo, non solo per godere della bellezza delle opere d’arte, ma anche per fare yoga. Si chiama “Lo yoga per i musei, i musei per lo yoga” il progetto che sino a fine giugno consentirà a chi vorrà di partecipare a lezioni collettive di yoga usufruendo del  50 per cento di sconto sul prezzo del biglietto d’ingresso in nove musei campani. Una novità che fa presagire il tutto esaurito: tra la bellezza di sculture e dipinti d’arte, la possibilità di star bene con una lezione di yoga.

I corsi, gratuiti e fino ad esaurimento posti, sono tenuti dai maestri della Scuola di Yoga Integrale di Napoli in collaborazione con il Polo Musea le della Campania, il Museo e Real Bosco di Capodimonte e l’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.

Armati di tappetino, plaid ed abiti comodi di colore chiaro i partecipanti visiteranno Castel Sant’Elmo, il Museo di Capodimonte, il Museo della ceramica Duca di Martina in Floridina e ancora Villa Pignatelli, il Parco di Virgilio a Piedigrotta, l’Emiciclo coperto del Mausoleo a Leopardi e Palazzo reale.

A Capri si comincia con le lezioni il 3 marzo alla Certosa di San Giacomo e si va avanti sino a  giugno.

”Due ore tra le opere d’arte e le forme della pratica yoga: un progetto- spiega Gino Sansone fondatore e presidente della Scuola di Yoga Integrale di Napoli- che nasce dalla convinzione che il mix di culture, bellezza e ricerca interiore che si andrà a creare nei suggestivi spazi museali avrà effetti benefici”.

Scuola di Yoga integrale di Napoli
Via Alessandro Scarlatti, 209
80127 Napoli NA
Telefono: 340 783 0920

Cavellini Artistamp

Cavellini Artistamp

Cavellini Artistamp – Mostra a domicilio
Fino al 31 marzo 2018
SALERNO

Spazio Ophen Virual Art Gallery
Via Salvatore Calenda, 105
INFOTEL
089 5648159

Un evento a cura di Sandro Bongiani dedicata all’artista italiano Guglielmo Achille Cavellini per presentare una serie di 77 francobolli, alcuni ancora inediti.

Mangiare è un atto politico

Mangiare è un atto politico

È errato ritenere che il benessere psicofisico (la nostra salute) sia assicurato da alimentazione sana e cibo genuino, senza tener conto dell’età, dello stile di vita, dell’ambiente, della predisposizione genetica e tanti altri fattori.

Il cibo infatti condiziona la nostra salute, oltre che come nutrimento, anche per le conseguenze della massiva produzione industriale, del trasporto, della distribuzione e conservazione. È accertato che gli allevamenti intensivi sono fonte d’inquinamento dell’atmosfera e dell’acqua, i mangimi contengono sostanze dannose, l’utilizzo di antibiotici indebolisce le nostre difese immunitarie, i conservanti e gli additivi, indispensabili nell’industria alimentare, causano intolleranze. Inoltre, il trasporto degli alimenti per il consumo a grande distanza genera inquinamento ambientale e gli imballaggi, insieme agli sprechi cui c’induce il consumismo, aggravano la problematica dei rifiuti.

Un vero e duraturo miglioramento della salute umana si otterrà solo con interventi radicali su ambiente, sfruttamento delle risorse naturali, benessere animale, biodiversità, razionalizzazione dei consumi, possibili se sarà presa coscienza, da parte di tutti, che la nostra salute dipende da quella dell’ecosistema in cui viviamo e da come ci comportiamo.

In questa direzione, è fondamentale il ruolo dell’informazione e del volontariato. Sono numerosi gli enti, le istituzioni e le associazioni che operano su scala locale, nazionale e mondiale per difendere i consumatori e formare imprenditori, giovani, amministratori a tenere nella debita considerazione la qualità del cibo e l’idoneità dei metodi di produzione e distribuzione. Anche il papato di Francesco sta riservando particolare attenzione ai temi dell’alimentazione, della salute e dell’ambiente, fornendo un contributo prezioso.

Nel settore del volontariato si distingue Slow Food, un’associazione internazionale nata in Italia più di trent’anni fa, impegnata a dare il giusto valore al cibo e restituirgli le funzioni di procurare piacere e migliorare le condizioni di vita, nel rispetto di chi produce in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi custoditi nei territori e nelle tradizioni. La sua importanza risiede nell’approccio olistico e nella visione globale con cui svolge la propria attività. Ogni giorno Slow Food lavora con una fitta rete di soci e sostenitori, operando affinché il cibo non sia solo merce e fonte di profitto e promuovendo il diritto al piacere attraverso l’incontro, il dialogo e la gioia di stare insieme.

Fra le associazioni che s’interessano di salute, sicurezza alimentare e salvaguardia dell’ambiente, Slow Food è l’unica che comprende sia consumatori che imprenditori. Tra i soci avviene un continuo scambio di dati attendibili e verificati, attraverso esperienze presso produttori e ristoratori, degustazioni ed eventi conviviali, corsi teorico/pratici su cibi, cucina, spesa, sicurezza alimentare. In tal modo i consumatori affinano esperienza e capacità di giudizio in maniera obiettiva, documentata, pratica e diretta e gli imprenditori trovano mercato per i loro prodotti di qualità.

Mangiare è molto più che alimentarsi e dietro il cibo ci sono produttori, territori, emozioni, piacere, salute ed economia; si può definire un atto politico, perché influisce in maniera determinante sulla salute, la ricchezza e la felicità dei popoli.

Lucio Napodano – Consigliere Nazionale Slow Food

Il cibo speciale per i malati ora è detraibile

Il cibo speciale per i malati ora è detraibile

Gli alimenti destinati alla nutrizione dei malati sono equiparabili a dei farmaci non solo per le conseguenze che hanno sulla salute, ma anche per il Fisco che dal 2018 prevede che la spesa per l’acquisto possa essere detratta. Si potrà recuperare il 19%  a fronte di una spesa annua uguale o superiore a 129,11 euro.
È il regolamento europeo 609 del 2013 a definire a definire gli alimenti a fini medici speciali: “prodotti alimentari espressamente elaborati e destinati alla gestione dietetica di pazienti, compresi lattanti” e accompagnati dalla prescrizione del medico.
L’elenco, consultabile sul sito del Ministero della Salute, comprende soluzioni a base di glucosio e sali minerali, versioni alternative di paste e prodotti da forno, alimenti privi di proteine, creme per chi ha problemi di deglutizione
. Dell’elenco non fanno parte alcuni integratori alimentari, cosmetici, prodotti per lattanti o  fitoterapici, le pomate e i colliri benchè prescritti dal medico. Destinatari degli alimenti a fini medici speciali sono soprattutto i malati oncologici sottoposti a specifica terapia nutrizionale a causa di chemio e radio, poi gli anziani che devono fronteggiare la perdita di massa muscolare e ancora pazienti affetti da: insufficienza renale, diabete, morbo di Crohn, anoressia nervosa.

La buona notizia è che la detrazione fiscale del 19% è retroattiva: nella dichiarazione da presentare valevole per il 2017 a chi non è più in possesso dello scontrino parlante basterà allegare la prescrizione del proprio medico.

Cardiochirurgia all’Ospedale Ruggi d’Aragona, primo reparto in Campania

Cardiochirurgia all’Ospedale Ruggi d’Aragona, primo reparto in Campania

Il reparto di Cardiochirurgia dell’Azienda ospedaliera “San Giovanni e Ruggi d’Aragona” di Salerno è il primo in Italia per numero di interventi di bypass aorto-coronarico, 667 a fronte dei 474 del Monaldi di Napoli che  si attesta al decimo posto: ma è solo uno degli indicatori presi in considerazione dall’Agenas, l’agenzia che per il Ministero della Sanità sviluppa il Programma Nazionale Esiti.
Sotto la lente di ingrandimento i dati frutto di valutazioni comparative di efficacia, equità, sicurezza e appropriatezza delle cure prodotte nell’ambito del servizio sanitario e riferiti al biennio 2015-2016.
La Cardiochirurgia salernitana spicca per il lavoro svolto dal primario Severino Iesu ed il suo staff. I numeri attestano la realtà sanitaria quale miglior Centro in Italia Meridionale e tra le prime in Italia.
I numeri della Cardiochirurgia al Ruggi d’Aragona con i suoi oltre 200 interventi all’anno: nel 2016 su 348 interventi di by pass aorto-coronarici la mortalità è stata dello 0,3% (la media nazionale è di 2,1%);
la mortalità inferiore alla media nazionale con il 2,65% nel 2016 negli interventi di chirurgia valvolare.
A rendere unico il reparto dell’Azienda salernitana sono gli interventi condotti con la tecnica del bypass aorto-coronarico mininvasivo: fatto a cuore battente, con minincisioni e risvegliando il paziente in sala operatoria.

Il Giordano di Lucania

Il Giordano di Lucania

Il fascino del Battistero di San Giovanni in Fonte

“Anche la Lucania ha il suo fiume Giordano!”. Aurelio Cassiodoro aveva assistito a un miracolo. Nella notte sacra in cui i cristiani avrebbero trovato vita nuova nello Spirito Santo, la fonte battesimale del Battistero ingrossò le sue acque all’invocazione dei sacerdoti. Lo storico romano, senatore e letterato al servizio del re ostrogoto che si fece re di Roma con il placet dell’imperatore d’Oriente, Teodorico il Grande, registrò (l’ennesimo) passaggio di consegne. La sorgente battesimale, dall’essere sacro alla ninfa Leucotea (che pure a suo tempo era stata grande tra le dee) passò sotto la potestà di San Giovanni, appunto il Battista, cugino di Gesù Salvatore.
Tra Padula e Sala Consilina, a poco meno di 500 metri sul livello del mare, c’è il Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte. Si tratta di un lascito storico eccezionale, unico al mondo. Lo rende prezioso, oltre a una storia affascinante e antica, il fatto che sia stato costruito direttamente su una sorgente, da cui sgorga l’acqua utilizzata dai tempi più risalenti per i riti lustrali e battesimali.
Una grande vasca, ampia e discretamente profonda per gli usi cui fu destinata fin da principio, è la peculiarità del Battistero. Esso stesso è una testimonianza loquacissima del sincretismo culturale e religioso, della stratificazione artistica e devozionale dell’area campano-lucana.

Si è da qualche anno concluso un importante restauro che l’ha restituita agli occhi ammirati dei visitatori. Nel corso dei secoli, il ninfario originario si è lentamente trasformato in un luogo di culto cristiano. Attraversato e modificato, di volta in volta. Fu ammirato e ingrandito, allargato e adornato dai Templari e dall’ordine degli Spedalieri. La Chiesa locale trattò sempre con riguardo il Battistero che, come appunto raccontò Aurelio Cassiodoro, tolse dalla paganità riti che adattò alla nuova e giovane fede.
Come non lasciarsi affascinare dalle suggestioni che si colgono nel racconto dello storico romano. I catecumeni riuniti nella solennità della notte, pronti a consacrarsi alla chiaro della Luna, la stessa che dagli antichissimi veniva adorata nella triplice dea Bianca. Certo, è una suggestione. Ma la Campania, dalle Matres Matutae fino al tripudio pagano dei coribanti che ancora oggi la onorano a Montevergine in provincia di Avellino, è dalla sua arcaicità che ha messo il suo destino nel seno della Grande Madre.

Dove: Via S. Giovanni, 1, 84034 Loc. Fonti – Padula SA

Oro del Sannio, azienda agro-erboristica secondo tecniche antiche

Oro del Sannio, azienda agro-erboristica secondo tecniche antiche

Uno straordinario patrimonio di biodiversità, erbe officinali, cavalli liberi nei pascoli, olio extravergine di oliva da antichi oliveti, ortaggi, frutta e e cereali da cultivar tradizionali, freschi o conservati secondo tradizione, energia pulita da pannelli solari, tartufi, a pochi passi dal tracciato del Regio Tratturo Pescasseroli-Candela: tutto questo è l’Oro del Sannio, azienda, in provincia di Benevento, al confine con la regione Molise, nel comune di Santa Croce del Sannio. Dagli anni ’50 l’azienda è condotta da donne: la titolare è Angela Maria Zeoli, dottore agronomo, prima donna iscritta all’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della provincia di Benevento.

L’azienda ha un’estensione di 10 ettari, con 8 ettari di terreni coltivati e 2 ettari di bosco. Olio, canapa, grano duro, foraggi di leguminose, ortaggi e piante officinali: tutte le produzioni sono certificate biologiche e vengono realizzate in totale assenza di qualsiasi trattamento chimico e con l’utilizzo di sovescio, rotazione colturale e concimazione organica, per garantire la fertilità del terreno.
L’olio di oliva, l’olio di canapa, le piante officinali, il miele di lavanda e la cera d’api vengono trasformati in saponi e cosmetici naturali. Tutti i cosmetici (creme, stick labbra, oleolìti, idrolati, oli essenziali, struccanti e deodoranti) sono commestibili, provenendo da materie prime alimentari biologiche trasformate nel piccolo laboratorio aziendale. L’azienda alleva al pascolo un piccolo gregge di pecore di razza Appenninica ed ha un piccolo allevamento di conigli alimentati esclusivamente con fieno e di polli ruspanti e galline ovaiole, con pulcini nati in azienda, alimentati con granella di cereali. In azienda ci sono anche due arnie per la produzione di miele di lavanda.

L’Oro del Sannio, che nel 2017 ha ottenuto il decreto regionale di riconoscimento come fattoria didattica, è situata a pochi pochi passi dal tracciato del regio tratturo Pescasseroli-Candela e organizza, su prenotazione, visite guidate ed escursioni in tutti i fine settimana.

Dove siamo
L’azienda agricola Oro del Sannio, a Santa Croce del Sannio, dista 40 km da Benevento e 35 da Campobasso. Il centro urbano di Santa Croce del Sannio è raggiungibile mediante la strada a scorrimento veloce Benevento-Campobasso “fondo valle Tammaro” (SS 88 da Benevento; SS 87 da Campobasso). Dal centro urbano l’azienda è raggiungibile con la strada provinciale Santa Croce-Castelpagano, deviazione lungo il regio tratturo Pescasseroli-Candela verso la contrada Campo del Monaco.

Il regio tratturo Pescasseroli-Candela
Il regio tratturo Pescasseroli-Candela, che parte dal comune di Pescasseroli, nel Parco Nazionale d’Abruzzo e raggiunge il Tavoliere delle Puglie, nel comune di Candela, è una millenaria autostrada verde usata nei secoli non solo per la transumanza ma anche come grande via di collegamento attraverso l’Appennino meridionale, come via militare (via consolare Minucia) e itinerario religioso. Lungo, complessivamente, 211 chilometri, il regio tratturo attraversa 4 Regioni (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia), 6 Province (L’Aquila, Isernia, Campobasso, Benevento, Avellino, Foggia) e 39 Comuni. Il tracciato del tratturo, mai coltivato da millenni, ospita una flora particolare, dalle orchidee selvatiche ai funghi “cardarelli”, dalla “berretta di prete” (i cui frutti venivano usati dai pastori contro le pulci), alla rosa canina, dalle erbe aromatiche ai giunchi utilizzati per realizzare le “fascere” per formaggio e ricotta. Gli scambi di prodotti tra i pastori transumanti e i contadini hanno anche dato origine ad una gastronomia “povera”, tipica dei territori attraversati dai tratturi e frutto degli scambi di prodotti tra pastori transumanti e contadini, a base di pane raffermo, erbe aromatiche, formaggio e ricotta. Il regio tratturo Pescasseroli-Candela è stato anche un itinerario religioso: lungo il suo percorso si trovano chiese e santuari, raggiungibili attraverso sentieri e tratturelli.

La donazione del sangue: un atto volontario e anonimo che può dare la vita

La donazione del sangue: un atto volontario e anonimo che può dare la vita

Avvicinare le persone all’importanza della donazione del sangue è l’obiettivo a cui si ispira la Fratres, associazione di ispirazione cristiana, nata nel 1971 e oggi conta 650 gruppi di donatori in Italia, 54 solo in Campania. La Fratres, approvata dal decreto del Ministero della Salute dell’11 ottobre 1994, si avvale di persone impegnate e preparate sul tema della donazione e ciò che ne deriva. I volontari con un costante lavoro di informazione si rivolgono a tutti livelli della vita sociale, a cominciare dalle scuole, contribuendo alla diffusione dell’educazione sanitaria e alla formazione della cultura del dono. Il sangue non si può né fabbricare, né riprodurre in  laboratorio ed è per questo che la donazione è indispensabile, solo attraverso di essa si può eliminare il deficit di chi necessita di una trasfusione.

Chi può donare?
Non tutti possono donare sangue.  I requisiti fondamentali sono di  godere di buona salute, avere tra i 18 e i 65 anni, un peso minimo di 50kg e uno stile di vita sano. Diventare donatori significa, quindi, tenere anche costantemente sotto controllo la nostra  salute.
Il potenziale donatore compila un questionario, poi si svolge un colloquio con il personale sanitario di riferimento, ove vengono accertati i valori della pressione arteriosa e  la frequenza cardiaca.
Il prelievo per la donazione di sangue, che avviene con materiale sanitario monouso senza alcun rischio di infezione, dura una decina di minuti. Nelle 12 ore successive alla donazione evitare lavori pesanti, alcool e sigarette per almeno due ore e bere molta acqua. Trascorsa qualche ora dalla donazione il nostro organismo riesce già a rigenerare il plasma, mentre nel giro di pochi giorni vengono rimpiazzati globuli bianchi e piastrine, per i globuli rossi occorrono tre o quattro settimane.

Quante donazioni si possono effettuare durante un anno?
Facendo riferimento al sangue intero, la legge ha stabilito che il numero di donazioni non deve essere superiore a quattro per l’uomo e due per la donna in età fertile, nel corso dell’anno. Tra una donazione ed un’altra devono trascorrere almeno 90 giorni. Nulla è stabilito circa il numero minimo di donazioni.

Il gruppo sanguigno
È una caratteristica ereditaria legata ai globuli rossi, a tutte le cellule dell’organismo ed anche ai liquidi organici (ad es. il plasma). Sulla membrana dei globuli rossi e di tutte le altre cellule si trovano particolari sostanze chimiche indicate con le lettere A e B: se c’è soltanto la sostanza A si parla di gruppo A; se solo la B, di gruppo B; se sono presenti tutte e due le sostanze, si parla di gruppo AB, mentre nel gruppo 0 (ZERO), statisticamente più diffuso, esse non sono presenti.
Il fattore Rh, positivo (+) se é presente, nella maggioranza (85%) delle persone, o negativo (-) se assente (15% della popolazione). Tutto ciò identifica il gruppo sanguigno di ciascun individuo che, tranne rarissimi casi patologici, resta lo stesso per tutta la vita.
Nella donazione è molto importante conoscere il gruppo sanguigno, perché non si può ricevere sangue che contenga sostanze che l’individuo non abbia già; quindi, per una trasfusione, occorre trovare sangue dello stesso gruppo, con l’eccezione del gruppo ZERO Rh negativo che identifica il cosiddetto donatore universale, mentre il gruppo AB è di chi può ricevere da tutti.

Diritto all’astensione dal lavoro
Secondo la legge [Legge 219 del 21 ottobre 2005, art. 8], il lavoratore dipendente che si reca a donare il sangue ha diritto all’astensione dal lavoro per la giornata in cui effettua la donazione; tale giornata viene però regolarmente retribuita attraverso l’esibizione al proprio datore di lavoro un certificato rilasciato dal centro trasfusionale in cui è avvenuta la donazione.

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