Distrofia muscolare di Duchenne, identificato un nuovo meccanismo

Distrofia muscolare di Duchenne, identificato un nuovo meccanismo

carrozzella

Lo studio, pubblicato su Nature Communications, è stato condotto dall’Istituto di chimica biomolecolare del Cnr di Pozzuoli, con l’Istituto di genetica e biofisica del Cnr-Igb di Napoli, il Dipartimento di farmacia dell’Università Federico II, la fondazione Santa Lucia di Roma, l’istituto Telethon di genetica e medicina di Pozzuoli e l’ospedale pediatrico Gaslini di Genova.

Lo studio ha riscontrato importanti alterazioni degli endocannabinoidi nei muscoli scheletrici affetti da distrofia muscolare di Duchenne, in particolare l’iperattività del recettore CB1 nel tessuto muscolare striato, sia nell’uomo sia in un modello animale. È stato dimostrato come, con somministrazioni ripetute di farmaci in grado di attenuare tale iperattività, si ottenga un parziale ma significativo recupero delle funzioni motorie ed una riduzione dell’infiammazione nel modello animale.
La malattia esordisce nei primi anni di vita e causa di una progressiva ed irreversibile degenerazione muscolo-scheletrica, con un’aspettativa di vita medio-bassa.

Le terapie attuali prevedono l’assunzione di potenti farmaci antiinfiammatori con i quali però si riesce soltanto a contenere in maniera parziale la sintomatologia e con i quali è difficile effettuare una valutazione rischio-beneficio.

Pillole di vino rosso per il cuore

Pillole di vino rosso per il cuore

botti vino

A cura di Ettore Mautone

L’esame di una sola goccia di sangue, ottenuta dalla semplice puntura di un dito, consente di dosare alcuni metaboliti dannosi per le arterie derivati dai grassi animali introdotti con l’alimentazione. Presso i laboratori NutraPharmaLabs del Dipartimento di Farmacia dell’Università Degli Studi di Napoli “Federico II” di nutraceutica  è stato inoltre messo a punto anche un “antidoto” salva-arterie, derivato dalla vinaccia di Aglianico e Taurasi (prodotto di scarto nella preparazione del vino rosso), in grado di neutralizzare tali sostanze dannose per la salute del cuore. Per completare lo studio ora Novellino cerca nuovi volontari per misurare l’efficacia clinica del ritrovato salva-arterie.

“Chi fosse interessato a entrare nel trial clinico di questo nutraceutico”, spiega Ettore Novellino, “può contattare direttamente il nostro Dipartimento sito in Via Domenico Montesano.

cuore rosso in mano


Ma come si è giunti alle conclusioni della ricerca?

“Tra i fattori di rischio di eventi cardiovascolari acuti” aggiunge il docente – oltre agli alti livelli di colesterolo, che studiamo da anni (e per contrastare i quali viene utilizzato l’estratto procianidico di Melannurca Campana IGP) siamo partiti dalle evidenze sperimentali che mettono nel mirino una sostanza chimica, la trimetilammina-N-ossido (nome in codice TMAO), un metabolita derivato dalla flora intestinale frutto dalla digestione di alcuni nutrienti introdotti con l’alimentazione (come la fosfatidilcolina, la colina e la L-carnitina) che si trovano nella carne rossa, nelle uova e nei prodotti lattiero-caseari ad alto contenuto di grassi animali”.
In pratica TMAO è una nuova spia del rischio cardiovascolare. “Siamo partiti da uno studio pubblicato sull’European Heart Journal” continua Novellino – in cui è stato verificato, su pazienti statunitensi con sindrome coronarica acuta, che alti livelli di TMAO sono predittivi di infarti ed eventi avversi cardiaci maggiori, monitorando l’evoluzione da 30 giorni e a 6 mesi e la mortalità a 7 anni. Il dato è stato poi confermato su un ampio studio di popolazione in Svizzera anche col conforto dell’angiografia coronarica”.

Si è verificato dunque, che il valore di TMAO è un indice attendibile dei rischi di eventi cardiaci acuti a un anno di distanza, identificando tale sostanza come marker di rischio per gli eventi cardiovascolari. Il range di concentrazione plasmatica di TMAO ritenuto fisiologico è molto basso, pari a circa 50-150 microgrammi per litro di sangue. Per un’accurata misurazione di TMAO nel plasma era necessaria dunque una tecnica analitica di notevole sensibilità, precisione e riproducibilità. Ebbene i laboratori hanno messo a punto una tecnica per misurare la concentrazione plasmatica di TMAO. “Tale metodo” aggiunge Novellino – è veloce (consente di fornire il risultato entro massimo 2 ore dal prelievo) ed estremamente sensibile. Inoltre, l’analisi è possibile su un quantitativo di sangue non superiore a 0.5 millilitri che viene prelevato dal dito mediante l’uso di un pungidito”.

uva aglianico

Ma non è tutto:

il fattore di rischio rappresentato da TMAO è modificabile. “A tal proposito“, spiega ancora Novellino – in da un recente studio pubblicato su Nature Medicine è emersa una nuova classe di farmaci attivi nel ridurre la produzione intestinale del precursore trimetilammina (TMA), che verrebbe poi convertito nella sua forma ossidata TMAO a livello epatico. Tuttavia, tali studi sono riferiti al modello animale. Studi sull’uomo relativi ad un possibile approccio terapeutico non sono ancora disponibili”.
E qui entra in gioco l’estratto polifenolico di vinaccia di Vino rosso “I laboratori NutraPharmaLabs del nostro Dipartimento universitario“ conclude Novellino “hanno però formulato un innovativo prodotto nutraceutico che si è rivelato particolarmente efficace nel ridurre i livelli plasmatici di TMAO. Tale prodotto, a base di estratto polifenolico di vinaccia della varietà Aglianico e Taurasi, che è stato capace di portare a circa un terzo la concentrazione originaria di TMAO già ad un mese di trattamento.
Ora reclutiamo altri volontari per proseguire lo studio prima di rendere disponibile ai pazienti tale prodotto che conferma il ruolo protettivo del vino rosso per le arterie come già documentato in molti studi clinici”. Il vantaggio del nutraceutico rispetto al vino? La possibilità di concentrare in una sola capsula l’equivalente di polifenoli contenuti in tre quanti di litro di buon vino rosso che a tavola non va consumato oltre la dose di un bicchiere a pasto per evitare che ai benefici per le arterie di correlino danni al fegato.

Un labrador in corsia: a Napoli la pet therapy aiuta i pazienti in emodialisi

Un labrador in corsia: a Napoli la pet therapy aiuta i pazienti in emodialisi

zampa-hand

 

I pazienti napoletani costretti all’emodialisi potranno contare su un nuovo amico: Pongo, un labrador di 8 anni, che terrà loro compagnia durante i trattamenti. Per la prima volta in Italia, infatti, grazie al dipartimento di veterinaria dell’Università Federico II di Napoli la pet therapy viene applicata anche in questo ambito. Si tratta dei primi periodi di una sperimentazione, eppure sono già stati riscontrati i primi risvolti positivi della presenza di Pongo tra le corsie del centro di emodialisi Kidney, non solo nella sfera umorale, ma anche nei parametri medici. Di solito, infatti, la pressione arteriosa di chi si trovi a compiere questa terapia è soggetta ad abbassamenti repentini, mentre è stato osservato che nelle persone che sono entrate a contatto con questo affettuoso esemplare canino rimane a livelli stabili. Pongo è impiegato in servizi di pet therapy da diverso tempo e si è integrato benissimo, sia con il personale che con i pazienti, in poco tempo.

 

Caduta dei capelli e chemio: lo studio campano sui benefici della mela annurca

Caduta dei capelli e chemio: lo studio campano sui benefici della mela annurca

mele

 

La caduta dei capelli è l’effetto collaterale della chemioterapia più visibile sui pazienti, quello che maggiormente influisce sulla reazione psicologica alle cure, fondamentale per una buona ripresa. Un aiuto a contrastarla potrebbe arrivare dalla sempre vincente unione tra natura e medicina.

Infatti, uno studio condotto da Istituto nazionale tumori, Fondazione Pascale, e Dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli Federico I sulle proprietà della mela annurca promette risvolti positivi. Si tratta di una ricerca ancora in fase sperimentale ma, partendo da alcuni componenti di questa tipologia di mela rivelatisi benefici sulla caduta dei capelli nei soggetti sani, che hanno portato alla messa in commercio del prodotto AppleMets Hair dopo due anni di indagini, gli scienziati hanno osservato che – somministrando una grossa dose di questo integratore nei soggetti affetti da tumore un mese prima della chemioterapia e continuando a somministrarlo durante tutto il ciclo – i capelli in alcuni pazienti non sono caduti.

Per questo motivo è partita la sperimentazione, dopo la sottoscrizione di un accordo tra il direttore generale del Pascale Attilio Bianchi, il direttore scientifico dell’Irccs partenopeo Gerardo Botti, il direttore della U.O.C di Oncologia Medica Senologica sempre del Pascale Michelino De Laurentiis, e dal Direttore del Dipartimento di Farmacia dell’Ateneo Federico Ettore Novellino II.
Per il momento lo studio si concentrerà sulle pazienti affette da tumore al seno, alle quali verrà somministrato l’estratto procianidinico della mela annurca prima di essere sottoposte alle sessioni di chemio.

Università Federico II di Napoli

Università Federico II di Napoli

L’Università degli Studi di Napoli Federico II è una università statale fra le più antiche d’Italia e del mondo.
Fondata il 5 giugno 1224 dall’Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia Federico II di Svevia, è la principale accademia napoletana ed una delle più importanti in Italia e in Europa.

Celebre per essere la più antica università fondata attraverso un provvedimento statale, è ritenuta la più antica università laica e statale del mondo.

www.unina.it

Calvizie: la mela annurca si compra in farmacia

Calvizie: la mela annurca si compra in farmacia

Il nuovo nutraceutico che combatte la calvizie è un integratore a base di Melannurca

AppleMets Hair è entrato in commercio dopo mesi di sperimentazione, condotta da un team di ricercatori del Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli, diretti dal Professore Ettore Novellino, da tempo impegnati nell’analisi dei polifenoli ed altre sostanze benefiche presenti nel frutto.
La Melannurca Campana è un prodotto a identità geografica protetta (IGP) tipico della Regione, dove la coltivazione è iniziata secoli fa, tanto è vero che già negli affreschi dell’antica Pompei appare raffigurata questo tipo di mela.
Attualmente essa è ampiamente coltivata nell’area del maddalonese, beneventano ed alto casertano.
I dati emersi dagli studi dei ricercatori dell’ateneo napoletano hanno evidenziato che l’Annurca contiene sostanze in grado di contrastare la caduta dei capelli, sia negli uomini che nelle donne.
Da qui, la messa a punto, dopo ulteriori ricerche e approfondimenti, del prodotto nutraceutico AppleMets Hair, presentato come “integratore alimentare tricologico a base di mela annurca campana IGP (Malus pumila Miller cultivar Annurca) ricco in Procianidine B2 , con l’aggiunta di selenio, zinco e biotina”.
Contrastare l’alopecia androgenetica non è però l’unica proprietà virtuosa della Melannurca: altri esperimenti effettuati dagli stessi ricercatori partenopei hanno infatti evidenziato che
i preparati a base di estratto di mela riescono a ridurre quasi del 30% i livelli di colesterolo totale, aumentando contestualmente la quantità di colesterolo buono (HDL) del 45%, proprietà questa che non hanno le statine, farmaci di elezione per questo tipo di terapia.
Alla base di tante proprietà salutari uno specifico gruppo di polifenoli, le cosiddette Procianidine, le cui concentrazioni nella Melannurca Campana IGP sono molto superiori a quelle di qualunque tipo di mela, grazie anche (probabilmente) al suo particolare processo di maturazione, che passa per una peculiare fase di “arrossamento”, ovvero un passaggio intermedio a terra in apposite strutture chiamate melai, filari di graticci di paglia ricavata dalla trebbiatura ,dove le annurche sono esposte a maturare al sole dai 10 ai 15 giorni.
D’altra parte bisogna dire che le proprietà benefiche del frutto erano già ben note a livello popolare, almeno fino a qualche decennio fa.
Infatti fino agli anni 70’/80’ era ancora in auge l’abitudine di dare ai neonati e ai bambini la “grattata di mela annurca”, ossia la polpa grattugiata e ricca di succo del frutto arricchito da una piccola aggiunta di zucchero (l’annurca è già discretamente dolce): una sorta di salutare integratore alimentare d’antan, dalle spiccate qualità nutrienti, che oggi, dopo le conferme arrivate dalla ricerca, hanno permesso di chiarire il motivo di tutto ciò, fino a far diventare la Melannurca un “nutraceutico” a tutti gli effetti.

a cura di: Professore Ettore Novellino
Direttore del Dipartimento di Farmacia
Università degli Studi di Napoli Federico II

Per informazioni
[email protected]

 

Orto in Campania

Orto in Campania

orto-incampania

Sette anni fa il Centro Commerciale Campania ha deciso di riscrivere le modalità di della raccolta differenziata dei suoi 180 negozi e di costruire un orto didattico quale simbolo del ciclo virtuoso dei rifiuti.

In pochi mesi la quota di differenziazione ha raggiunto il 99% e le piante dell’orto hanno beneficiato del ricco compost ottenuto dalla frazione organica dei 25 ristoranti e bar della struttura. Dal 2010 a oggi il Centro Campania si è impegnato per raggiungere un obiettivo: rifiuti zero.
L’Orto didattico, realizzato grazie alla collaborazione con l’associazione Slow Food e una commissione mista di professori, dottorandi e studenti delle facoltà di agronomia, pedagogia e architettura dell’Università Federico II, entra dunque nel suo quinto anno di attività, offrendo un’intensa attività didattica per le scuole del territorio grazie ai suoi 20 docenti (studenti o neo laureati in materie pedagogico-umanistiche e scientifico-biologiche).
In questi anni, oltre ad accogliere più di 10.000 studenti di 20 istituti scolastici, il progetto ha organizzato corsi di formazione interni dedicati ai docenti de L’Orto in Campania sui temi della didattica induttiva, della divulgazione scientifica, dei temi della sostenibilità e dell’economia della produzione del cibo e delle tecniche museologiche applicate a uno spazio cognitivamente intenso come un orto.
In occasione dei corsi di formazione o nell’ottica di scambio delle conoscenze acquisite, l’orto didattico del Centro Campania ha organizzato incontri con Alice Waters, Yale Soustainable Food Project, Museo della Scienza di Trento, la divulgatrice scientifica Beatrice Mautino, la filosofa della biologia Elena Gagliasso, l’ordinario di agronomia della Federico II Massimo Fagnano e ha partecipato con i suoi laboratori al festival Internazionale a Ferrara, al Salone del Gusto di Torino, all’evento dedicato alla biodiversità campana organizzato da Slow Food: Leguminosa. Muse museo scienza di trento.
I laboratori sono gratuiti e, nel raggio di 30 km dal Centro Campania, il trasporto è a carico del Centro.