Cats’ Flow Avellino: il parkour come filosofia di vita

Cats’ Flow Avellino: il parkour come filosofia di vita

Uno sport ancora poco conosciuto, a volte incompreso e spesso frainteso: stiamo parlando del parkour, che si propone come molto più che una semplice attività sportiva e deve essere inteso come una vera e propria filosofia di vita.
È difficile tracciarne le origini, ma pare che si tratti di uno sviluppo del metodo di allenamento proposto da Georges Hébert, ufficiale di marina francese, che partiva dal presupposto che è necessario esercitarsi puntando sui movimenti che ogni uomo sa compiere nelle situazioni che la natura gli presenta. Ma è David Belle, figlio di un pompiere addestrato proprio con il metodo hebertiano, che viene indicato come il pioniere del parkour negli anni ’90.

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Poi il web ha fatto il resto: i video di atleti che percorrono le città, interagendo con case, palazzi ed arredi urbani, con salti e spettacolari evoluzioni, hanno fatto il giro del mondo. E sono arrivati fino al capoluogo irpino, dove è nata l’associazione sportiva “Cats’ flow Parkour Avellino”. Il nome è un chiaro riferimento all’agilità e fluidità di movimento dei gatti, veri maestri del parkour.
«Abbiamo cominciato dieci anni fa – spiega il presidente Stefano Iandolo – vedevamo video di persone spericolate che facevano evoluzioni usando il mondo come parco giochi. Abbiamo cominciato per diletto, per poi diventare un’associazione sportiva. Vorrei premettere – continua Iandolo – che il parkour non è “saltare da un palazzo ad un altro”. È una sfida con le proprie paure, non c’è agonismo con altri, ma solo con noi stessi e l’ostacolo che abbiamo di fronte. Il parkour è rispetto della natura e dell’arredo urbano con cui noi possiamo fare evoluzioni per divertimento, ma che poi possiamo sfruttare anche in caso di situazione critica, quando le cose si fanno serie. È aggregazione sociale poiché gli allenamenti si iniziano e finiscono insieme, non lasciando nessuno indietro. È rispetto, delle persone che ci circondano e per l’ambiente, poiché puliamo le zone dove svolgiamo attività all’aperto e usiamo anche materiale riciclabile (come pallet o copertoni ruote) per poter simulare muretti, sbarre o cancelletti su cui poterci allenare».

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Gli allenamenti vengono svolti la sera in palestra, due volte a settimana con lezioni della durata di un’ora e mezza. Il passaggio alla “strada” invece avviene solo quando l’allievo avrà abbastanza autostima e si riterrà pronto per prendere confidenza con l’arredo urbano e scatenare tutta la propria fantasia da traceur (così viene chiamato l’atleta di parkour).
«Ultimamente – sottolinea il presidente di Cats’ Flow Parkour Avellino – il parkour è stato riconosciuto ufficialmente dal CONI, ma come sempre in Italia siamo molto arretrati, soprattutto riguardo le novità che possono spaventare. All’inizio in città abbiamo avuto problemi di integrazione, poiché invece di vedere ragazzi che svolgevano qualcosa di puro, come aggregazione sociale tramite la nostra disciplina, molti vedevano delinquenti e ladri. Abbiamo avuto molti grattacapo nonostante fossimo una asd riconosciuta a tutti gli effetti. Col tempo hanno imparato a conoscerci e siamo stati più tranquilli. Ora stiamo cominciando anche a portare il parkour e il programma antibullismo nelle scuole, secondo bando di progetto. Nei prossimi mesi vorremmo svolgere anche delle serate dimostrative aperte al pubblico di autodifesa e parkour. Perché fondere le 2 discipline? Perché sono adatti per la difesa e la fuga dopo la neutralizzazione dell’aggressore. Molto utile per le donne, soprattutto di questi tempi purtroppo».

Per info:
Stefano Iandolo, Master Trainer e Presidente
331/4863540 (WhatsApp)

Nasce a Napoli il primo Museo digitale dedicato alla Dieta Mediterranea

Nasce a Napoli il primo Museo digitale dedicato alla Dieta Mediterranea

Logo Museo virtuale dieta mediterranea

Viaggiare nello spazio e nel tempo per immergersi in un flusso di storie narrate da protagonisti noti e meno noti del mondo agroalimentare, alla scoperta dell’arte di mangiar bene per vivere a lungo in buona salute. Sarà una delle suggestioni a cui andranno incontro i visitatori del primo museo digitale al mondo interamente dedicato all’arte della Dieta Mediterranea. Una “creazione” scientifica del MedEatResearch dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, il primo Centro di Ricerca universitario italiano specificamente dedicato alla Dieta Mediterranea, fondato e diretto dagli antropologi Elisabetta Moro e Marino Niola. Il museo digitale è stato progettato insieme all’Università di Roma “Unitelma Sapienza” e con il finanziamento della Regione Campania.
“Con un colpetto di mouse, digitando www.mediterraneandietvm.com – spiega Elisabetta Moro, condirettore del Mediterranean Diet Virtual Museum – si potrà vedere un grande esperto di olio, di pasta, di vino o di pomodoro che ci dice tutto quello che avremmo sempre voluto sapere su cultivar, formati, annate, aree di eccellenza. Le virtù della dieta mediterranea saranno raccontate da scienziati di fama mondiale come Jeremiah Stamler, Antonia Trichopoulou, Henry Blackburn, Mario Mancini, Daan Kromhout, Alessandro Menotti e Anna Ferro-Luzzi, tutti allievi e collaboratori di Ancel e Margaret Keys, gli scopritori di questo regime alimentare che porta alla longevità”. Il Museo racconterà l’universo della Dieta Mediterranea anche attraverso conversazioni scientifiche e antropologiche con chef stellati come Alfonso Iaccarino o uomini di spettacolo come Ugo Gregoretti e Peppe Barra.

Elisabetta Moro condirettore

“Possa campare cent’anni” sarà uno dei primi viaggi antropologici offerti dal Mediterranean Diet Virtual Museum. Un progetto di ricerca del MedEatResearch ideato per testimoniare con una nutrita schiera di centenari della Campania, dalle colline dell’alta Irpinia con Villanova del Battista al litorale del Cilento con Pioppi, la proverbiale longevità della Dieta Mediterranea. Nelle videointerviste i “nonni campani” raccontano la loro storia e le loro tradizioni alimentari: c’è ad esempio Alborina Silano, 100 anni, che da ragazzina aiutava la madre e le sorelle a preparare le pagnotte aggiungendo nell’impasto delle patate per renderlo morbido per diversi giorni; o Antonio Scarpa, classe 1926, che continua ancora oggi a mangiare come in passato, coltivando l’orto e allevando i suoi animali.

testimonial Mediterranean Diet Virtual Museum

Il museo metterà in mostra preziose testimonianze, frutto di attente ricerche etnografiche, di produttori, chef, artigiani, scienziati, contadini, artisti, pescatori e testimonial d’eccezione, allo scopo di contribuire in maniera rilevante alla promozione del territorio campano, alla valorizzazione culturale delle sue tradizioni, vocazioni e produzioni, nonché al plusvalore simbolico delle filiere enogastronomiche di qualità campane sul mercato globale. I contenuti saranno disponibili in open source e raggiungibili anche tramite QRCode.

 

Da Napoli la sfida di #prendi3: quando i social fanno bene all’ambiente

Da Napoli la sfida di #prendi3: quando i social fanno bene all’ambiente

Dall’esempio dell’organizzazione australiana no-profit Take 3, a Napoli nel 2018 è nato #Prendi3. Una sorta di “gioco” lanciato attraverso i social network, con lo slogan: “Invece di Gettare, #Prendi3”. Lo scopo è quello di invertire la tendenza di buttare i rifiuti a terra, specialmente in spiaggia, invitando invece a raccoglierli e gettarli negli appositi contenitori della raccolta differenziata.
La sfida, lanciata attraverso gli account ufficiali su Facebook ed Instagram, vuole ridurre la possibilità che la plastica finisca in mare e per partecipare basta seguire semplici istruzioni:
1) raccogli almeno 3 pezzi di plastica (in spiaggia, al parco, in cittá);
2) scatta un “selfie-utile” all’ambiente e agli oceani con il bottino di plastica che butterai nella raccolta differenziata, copiando e incollando queste istruzioni e usando gli hashtag #Prendi3 #Take3;
3) tagga 3 amici che vuoi invitare a giocare.

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Al gioco hanno preso parte anche diverse personalità di spicco come il Ministro Sergio Costa, che ogni estate raccoglie i suoi 3 pezzi di plastica dalla spiaggia di Ascea Marina, l’attore Patrizio Rispo, il musicista Maurizio Capone dei “Capone Bungt Bangt” e altri.
Fino ad oggi sono tantissime le foto i video pervenuti sulla pagina Facebook Prendi3 e il canale Instagram, provenienti non solo dalla Campania, ma da ogni spiaggia e città d’Italia. Visto il successo riscontrato, i promotori di #Prendi3 hanno cominciato ad organizzare anche altre iniziative. Ad esempio le giornate di “Plogging”, attività tipica svedese che deriva dall’unione tra la parola “jogging” e il termine “plocka”, che significa “raccogliere”. Ci si riunisce in città muniti di guanti e sacchetto, per fare jogging e raccogliere la plastica che si trova lungo il percorso. Un momento di unione tra il benessere fisico e quello del pianeta, che diventa anche un’ocassione speciale di socialità.
Altra iniziativa nata dalla community è “#PrendiLAcQUÁ: dove c’è un rubinetto c’è speranza”. L’idea è quella di creare una rete di bar e ristoranti, ma non solo, anche di tutti quei locali che hanno un rubinetto con acqua potabile e che vogliano mettere in pratica il principio secondo il quale l’acqua è un bene comune.

«L’obiettivo di questa campagna – spiegano i promotori di #Prendi3 – è quello di liberarci dalle bottigliette di plastica, coinvolgendo tutti coloro che vogliono applicare il logo della campagna di sensibilizzazione dietro alla vetrina del proprio locale, invitando chi ha con sé la propria borraccia a riempirla con l’acqua del rubinetto. Ad oggi esistono quasi un centinaio di negozi sparsi in Italia tra Lombardia, Basilicata, Puglia, Toscana e prevalentemente in Campania. Stiamo realizzando un sito per mappare tutte le attività, così sarà più semplice per le persone munite di borraccia poter trovare un “rubinetto gentile” dove riempirla. Altra iniziativa – continuano – è #Prendi3Libri e coinvolge le librerie che vogliono regalare un libro a coloro che portano tre bottiglie di plastica in sede. Inoltre c’è la possibilità di scambiarsi i libri com’è avvenuto a Napoli, dove abbiamo realizzato la prima libreria pubblica all’aperto a Piazza Vanvitelli. La libreria è stata realizzata con materiali riciclati e si possono prendere fino ad un massimo di tre libri per poi restituirli o scambiarli con altri. Le iniziative future – concludono dal gruppo – saranno sempre ispirate all’economia circolare, all’educazione ambientale attraverso il gioco e al creare rete tra le realtà associative, istituzionali e imprenditoriali, in modo che si possa andare nella direzione di un’Italia ecosostenibile e che il nostro oceano non venga più martoriato dall’inquinamento da plastica».

Info: [email protected]

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