Fico bianco del Cilento

Fico bianco del Cilento

Il “Fico bianco del Cilento” è uno dei prodotti simbolo di questo territorio. L’introduzione del fico pare infatti essere precedente al VI secolo a. C. ed è dovuta ai coloni greci che in quest’area avevano fondato diverse città.

fico bianco del cilento

Una tradizione millenaria quindi, sopravvissuta grazie alla tenacia e alla capacità dei produttori cilentani e che si è evoluta nel corso dei secoli: il frutto infatti da “pane dei poveri”, come un tempo veniva definito, è diventato un alimento pregiato da consumare in occasioni speciali come il Natale.

Il fico bianco deriva da uno specifico ecotipo della cultivar Dottato ed è un prodotto con caratteristiche uniche che gli hanno fatto ottenere l’attribuzione della certificazione DOP. Deve il nome al colore giallo chiaro uniforme della buccia dei frutti essiccati, che diventa marroncino per i frutti che abbiano subito un processo di cottura in forno. La polpa è di consistenza tipicamente pastosa, dal gusto molto dolce, di colore giallo ambrato, con acheni prevalentemente vuoti e ricettacolo interno quasi interamente pieno.

Una preparazione tradizionale ancora in uso è quella che vede i fichi “steccati”, infilati cioè in due stecche di legno parallele per formare le “spatole” o “mustaccioli”. In commercio ne esistono ormai tante golose varianti, farcite con mandorle, noci, nocciole, semi di finocchietto, bucce di agrumi, ricoperte di cioccolato, o immerse nel rum. Sempre più ricercati sono anche i fichi essiccati e poi dorati al forno, soprattutto quelli farciti.
Pregiati, ma sempre più rari per gli alti costi di preparazione, sono i fichi mondi, senza buccia, dal colore chiarissimo tendente al bianco.

La zona di produzione del “Fico Bianco del Cilento” DOP comprende ben 68 comuni, posti a sud di Salerno, dalle colline litoranee di Agropoli fino al Bussento e in gran parte inclusi nell’area del Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. Un’area che, grazie all’azione mitigatrice del mare e la barriera posta dalla catena degli Appennini alle fredde correnti invernali provenienti da nord-est, è ideale per la coltivazione e conferisce al prodotto le straordinarie caratteristiche che lo rendono famoso.

Nasce a Napoli il primo Museo digitale dedicato alla Dieta Mediterranea

Nasce a Napoli il primo Museo digitale dedicato alla Dieta Mediterranea

Logo Museo virtuale dieta mediterranea

Viaggiare nello spazio e nel tempo per immergersi in un flusso di storie narrate da protagonisti noti e meno noti del mondo agroalimentare, alla scoperta dell’arte di mangiar bene per vivere a lungo in buona salute. Sarà una delle suggestioni a cui andranno incontro i visitatori del primo museo digitale al mondo interamente dedicato all’arte della Dieta Mediterranea. Una “creazione” scientifica del MedEatResearch dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, il primo Centro di Ricerca universitario italiano specificamente dedicato alla Dieta Mediterranea, fondato e diretto dagli antropologi Elisabetta Moro e Marino Niola. Il museo digitale è stato progettato insieme all’Università di Roma “Unitelma Sapienza” e con il finanziamento della Regione Campania.
“Con un colpetto di mouse, digitando www.mediterraneandietvm.com – spiega Elisabetta Moro, condirettore del Mediterranean Diet Virtual Museum – si potrà vedere un grande esperto di olio, di pasta, di vino o di pomodoro che ci dice tutto quello che avremmo sempre voluto sapere su cultivar, formati, annate, aree di eccellenza. Le virtù della dieta mediterranea saranno raccontate da scienziati di fama mondiale come Jeremiah Stamler, Antonia Trichopoulou, Henry Blackburn, Mario Mancini, Daan Kromhout, Alessandro Menotti e Anna Ferro-Luzzi, tutti allievi e collaboratori di Ancel e Margaret Keys, gli scopritori di questo regime alimentare che porta alla longevità”. Il Museo racconterà l’universo della Dieta Mediterranea anche attraverso conversazioni scientifiche e antropologiche con chef stellati come Alfonso Iaccarino o uomini di spettacolo come Ugo Gregoretti e Peppe Barra.

Elisabetta Moro condirettore

“Possa campare cent’anni” sarà uno dei primi viaggi antropologici offerti dal Mediterranean Diet Virtual Museum. Un progetto di ricerca del MedEatResearch ideato per testimoniare con una nutrita schiera di centenari della Campania, dalle colline dell’alta Irpinia con Villanova del Battista al litorale del Cilento con Pioppi, la proverbiale longevità della Dieta Mediterranea. Nelle videointerviste i “nonni campani” raccontano la loro storia e le loro tradizioni alimentari: c’è ad esempio Alborina Silano, 100 anni, che da ragazzina aiutava la madre e le sorelle a preparare le pagnotte aggiungendo nell’impasto delle patate per renderlo morbido per diversi giorni; o Antonio Scarpa, classe 1926, che continua ancora oggi a mangiare come in passato, coltivando l’orto e allevando i suoi animali.

testimonial Mediterranean Diet Virtual Museum

Il museo metterà in mostra preziose testimonianze, frutto di attente ricerche etnografiche, di produttori, chef, artigiani, scienziati, contadini, artisti, pescatori e testimonial d’eccezione, allo scopo di contribuire in maniera rilevante alla promozione del territorio campano, alla valorizzazione culturale delle sue tradizioni, vocazioni e produzioni, nonché al plusvalore simbolico delle filiere enogastronomiche di qualità campane sul mercato globale. I contenuti saranno disponibili in open source e raggiungibili anche tramite QRCode.

 

A Benevento nasce la pasta aromatizzata allo Strega

A Benevento nasce la pasta aromatizzata allo Strega

“Unguento, unguento
Portami al Noce di Benevento
Supra acqua et supra vento
Et supre ad omne malo tempo”

Secondo la leggenda questa è la formula magica che le Streghe di Benevento nel XIII secolo recitavano prima di intraprendere una danza sfrenata sotto il grande albero di Noce, sulle rive del fiume Sabato.
Ispirandosi alla leggenda del loro territorio, i Pastai Sanniti hanno ideato la pasta artigianale aromatizzata al liquore Strega.
Gli artigiani dell’Antico Pastificio Sannita, che si dedicano alla produzione dal 1928 promettono “una piacevole scoperta per il palato ed una elevata digeribilità grazie alla  combinazione degli aromi naturali contenuti nel Liquore Strega con i metodi produttivi impiegati”. La “Pasta Stregata” è infatti prodotta con semole di alta qualità Italiana, l’utilizzo di trafile in Bronzo, lenta lavorazione ed essiccazione a basse temperature.

Il liquore Strega
Lo Strega nasce nel 1860 a Benevento grazie all’imprenditore Giuseppe Alberti, abile e lungimirante imprenditore.
È tra i più famosi liquori italiani, realizzato con circa 70 erbe e spezie, caratterizzate da particolari proprietà aromatiche importate da tutto il mondo, tra cui la cannella di Ceylon, l’Iride Fiorentino, il ginepro dell’Appennino italiano e la menta del Sannio, che cresce spontaneamente lungo i fiumi del territorio. Il suo caratteristico colore giallo deriva dall’aggiunta dello zafferano al distillato di erbe aromatiche. Il liquore Strega, viene infine  stagionato per un lungo periodo in tini di rovere, prima di essere imbottigliato ed esportato in tutto il mondo.

Il primo sorso affascina, il secondo Strega!

Spazio Strega

 

Gooty: l’e-commerce che porta in vetrina le eccellenze campane

Gooty: l’e-commerce che porta in vetrina le eccellenze campane

limoni gooty

Promozione del territorio campano e dei suoi prodotti, mettendo la tecnologia a servizio della tradizione e di chi ama il buon cibo. È questa la mission di Gooty, un portale di e-commerce che mette in vetrina prodotti di eccellenza realizzati ancora con metodi tradizionali e artigianali e li rende fruibili su vasta scala, raccontando l’intero contesto territoriale di provenienza attraverso schede descrittive da collezionare.

Gooty nasce infatti con l’obiettivo di valorizzare il territorio attraverso cibo di qualità e turismo, comparti trainanti del brand “Made in Italy” .
Il consumatore potrà trovare una ricercata selezione delle grandi eccellenze campane, con una significativa attenzione ai prodotti certificati biologici e che si distinguono per autenticità, qualità e tracciabilità al giusto prezzo, sostenendo allo stesso tempo il contesto di produzione ed il territorio di origine.

L’idea di questa start- up nasce dalla premessa che i settori italiani export di cibo e turismo valgono secondo le statistiche circa 90 miliardi di euro l’anno. Attualmente però sembra che la permanenza media di soggiorno dei visitatori sia in diminuzione, sia per la carenza di offerte alternative ai luoghi convenzionali, sia per la diffidenza. Ecco perché Gooty vuole promuovere la Campania, una delle regioni italiane con un altissimo potenziale turistico ed enogastronomico non ancora valorizzato per mancanza di progetti innovativi.

Il territorio così vasto con le due costiere, Amalfitana e Cilentana, tra le più belle del mondo ha infatti la capacità di produrre oltre 500 prodotti di nicchia, tipici, unici e di eccellenza.
La mission di Gooty è scoprire i sapori e i saperi della tradizione locale più vera, far diventare l’utente finale parte integrante del territorio, acquistando comodamente da casa in un solo click attraverso il portale-commerce.
Gooty Campania è inoltre un progetto innovativo da poter replicare ed esportare in ogni altro territorio, sia in Italia che all’estero, ed è indirizzato a tutte le categorie di consumatori: privati, comunità di origini italiane, operatori commerciali di prodotti di eccellenza e biologici e tour operators.
Un’idea di valorizzazione a 360° per riscoprire e ripartire dalla nostra terra, condividere e incentivare la diffusione di quanto di più semplice ci possa essere: il buon gusto italiano.

www.gooty.it

Tradizioni pasquali in Irpinia: ‘a pizza ‘co l’erva

Tradizioni pasquali in Irpinia: ‘a pizza ‘co l’erva

pizza con l'erba

Consumata tradizionalmente il Venerdì Santo, ‘a pizza ‘co l’erva è un piatto tipico delle province di Avellino e Benevento che non può mancare sulla tavola pasquale. Si tratta di una pizza ripiena con un mix di verdure composto da cardilli, borragine, scarole e cerfogli. Ecco la ricetta:

INGREDIENTI
per la pasta:
1 kg di farina di grano tenero 00
500-600 ml di acqua
15 gr di lievito di birra fresco
50 gr di strutto
1 cucchiaino di sale

per il ripieno:

3 kg di erbette (scarole, cardilli e borragine)
3 mazzetti di cerfoglio
olio evo
10 acciughe sott’olio
50 gr di olive nere
50 gr di pinoli
50 gr di uva passa
1 pizzico di pepe
sale q.b.

Pulire e lessare separatamente e in abbondante acqua le verdure, che verranno poi scolate, lasciate raffreddare e tagliate grossolanamente.
Passare dunque alla preparazione della pasta. Fare sciogliere il lievito fresco in poca acqua tiepida. Aggiungere la farina, il sale, la sugna e l’acqua e lavorare tutto insieme fino a che l’impasto non diventa morbido e liscio. Lasciare lievitare in luogo tiepido per 3/4 ore o fino a che l’impasto non sia raddoppiato di volume.

Soffriggere in abbondante olio le acciughe, l’uva sultanina, i pinoli e le olive tagliate a pezzetti. Aggiungere le erbette tagliate. Stendere due dischi di pasta, ungere con la sugna una teglia per pizza circolare o una tortiera e adagiarvi un primo disco di pasta. Riempire con le verdure, quindi chiudere con l’altro disco, avendo cura di sigillare bene i bordi. Bucherellare con una forchetta la superficie e mettere in forno caldo. Far cuocere la pizza per circa 1 ora a circa 200°, a metà cottura abbassate a 160°. Servire la pizza fredda.

Il fagiolo di Volturara Irpina

Il fagiolo di Volturara Irpina

Fagioli volturara

Il fagiolo di Volturara irpina è prodotto nei fertili terreni dell’altopiano dell’avellinese e si distingue per il suo essere particolarmente tenero e farinoso. Presenta una buccia molto sottile e un caratteristico colore bianco cenere.
Di dimensioni piccole e irregolari, viene seminato nel mese di maggio per poi essere raccolto tra fine agosto e l’inizio di settembre. Una volta raccolti, i baccelli, che raggiungono le dimensioni di circa 15 cm e contengono approssimativamente dieci fagioli, vengono battuti con un bastone o con il “muillo”, uno strumento composto da un bastone lungo e robusto cui è collegato, tramite legacci resistenti, un bastone più corto.
Dopo la battitura si procede con un’accurata cernita eseguita con il tradizionale “chiurnicchio”, un setaccio rotondo che lascia cadere i residui pesanti. Il passaggio successivo consiste nel lanciare in aria i fagioli dal setaccio. In questo modo, attraverso l’azione del vento, si riesce ad eliminare anche i residui più leggeri. Infine, i fagioli vengono lasciati ad asciugarsi al sole per altri tre giorni.
Il fagiolo di Volturara, riconosciuto come presidio Slow food, può vantare inoltre una coltivazione totalmente manuale, senza l’utilizzo di fertilizzanti o diserbanti chimici.

Ma quali sono le ricette che mettono in risalto la morbidezza e il sapore intenso di questo legume irpino?

Fagioli volturara

Solitamente il fagiolo di Volturara è il protagonista di piatti tipici locali come la pasta e fagioli, la zuppa di fagioli con le freselle e la zuppa di fagioli e patate. Un altro piatto della tradizione abbina il fagiolo a un altro simbolo dell’Irpinia, le castagne: i fagioli vengono fatti cuocere insieme alle cotiche di maiale e le castagne secche in acqua, sale e alloro. I fagioli, vengono poi fatti soffriggere in aglio, olio e sugna, prima che vengano aggiunte le castagne. Il tutto vene servito caldo sul pane raffermo.

Il Nostro Più: il latte appena munto a km 0

Il Nostro Più: il latte appena munto a km 0

La Centrale del latte di Salerno raccoglie la sfida della sostenibilità

Combinare le proprietà nutritive del latte con l’amore per il territorio e per l’ambiente: è l’impegno che la Centrale del latte di Salerno si è assunta attraverso il lancio del prodotto Il Nostro Più, latte fresco pastorizzato intero “Alta Qualità”.

Il Nostro Più vanta una serie di plus che lo distinguono dal classico latte fresco. A partire dalla maggiore freschezza, che deriva dal fatto che è confezionato entro sole 12 ore dalla mungitura. Un automezzo dedicato preleva infatti il latte dalle stalle e lo consegna direttamente alla Centrale del latte, che in questo modo riesce a garantire un prodotto freschissimo, che preserva al meglio gli elevatissimi standard qualitativi, nutrizionali e organolettici.

Il Nostro Più nasce inoltre in fattorie di altopiano, situate nel Parco del Cilento e Vallo di Diano, a circa 500 metri di quota: l’aria pura e la natura incontaminata contribuiscono a conferirgli caratteristiche organolettiche superiori.
Gli allevamenti sono visitabili prenotandosi attraverso il sito della Centrale del latte: l’azienda ci tiene infatti ad offrire ai clienti l’opportunità di verificare l’origine del latte e le condizioni favorevoli in cui nasce.

Gli standard di freschezza e qualità risultanti dal contesto di altopiano in cui vengono allevate le mucche, dall’attiguità delle coltivazioni e dal breve lasso di tempo che intercorre fra mungitura e confezionamento rendono Il Nostro Più un latte più denso e gustoso della media e con un elevato tenore medio di grasso e proteine.
Il Nostro Più raccoglie anche la sfida della sostenibilità con un progetto condiviso con Legambiente Campania, grazie a un packaging che riduce al minimo le emissioni di CO2, facendo un favore all’ambiente e insieme alla salute dei cittadini. Infatti il prodotto viene confezionato in contenitori certificati “Carbon Neutral” ad emissione di anidride carbonica compensata, ovvero contenitori ecosostenibili prodotti tramite riduzione delle emissioni di CO2, combinate con l’utilizzo estensivo di energie rinnovabili.
Altro plus del prodotto è il sistema di tracciabilità che, attraverso il QR-code sulla confezione, permette di tracciare l’origine e i tempi di produzione del latte, all’insegna della totale trasparenza. Il Nostro Più rappresenta un’evoluzione dei concetti di qualità, sicurezza e sostenibilità che da sempre stanno a cuore alla Centrale del latte di Salerno, attraverso un prodotto che è un omaggio al territorio e un regalo all’ambiente.

Per informazioni contattare:
Uff. Marketing Centrale del Latte di Salerno S.p.A.

Tel. 089 685220 – Fax 089 685230
[email protected]

Il Pane dei monaci di Padula

Il Pane dei monaci di Padula

pane padula

L’antica Certosa di Padula, nel Vallo di Diano (Salerno), è Patrimonio dell’Umanità dal 2008. I lavori di costruzione iniziarono nel 1306 per volontà di Tommaso Sanseverino, conte di Marsico e signore dei Vallo di Diano, e proseguirono, con ampliamenti e ristrutturazioni, fino al XIX secolo. Oltre questo magnifico monumento storico, Padula è anche territorio d’elezione di un pane casereccio dalla lunga conservabilità ottenuto dall’impasto di farina di grano tenero e duro, sale, lievito naturale e di birra sciolti in acqua molto calda.

La Campania, già celebrata dai latini per la sua fertilità, è terra di pane e di companatico eccellente. Sulla parte superiore, prima della cottura vengono effettuati quattro tagli, retaggio storico del “panisquadratus” romano, visibile in alcuni mosaici pompeiani. I monaci della Certosa di San Lorenzo amavano consumare questo pane già nel XVII secolo e che proprio loro contribuirono a diffonderne la ricetta ancora oggi scrupolosamente seguita come allora.

L’originale pagnotta è prodotta dai membri dell’Associazione Città del Pane che raccoglie 44 comuni italiani di 15 regioni, interessati alla valorizzazione dei pani tipici legati al loro territorio e alla tutela della qualità del pane.

Il Pane di Padula è una pagnotta di circa due chili, di forma rotonda fatta con una miscela di farina di grano tenero e duro, con lievito naturale che, prima della cottura viene segnato con tagli trasversali in modo da disegnare sulla crosta una sorta di quadrettatura. Il pane può essere di farina di grano duro, di grano tenero oppure integrale o ancora misto, ma la costante, che garantisce una qualità mediamente alta del pane è la lievitazione naturale, accompagnata dalla cottura in forni a legna.

La lavorazione tradizionale

Prevede che le due farine vengano impastate con lievito precedentemente sciolto in acqua tiepida e che la massa venga lasciata lievitare per 3-4 ore in estate e a 4-5 ore durante l’inverno. Dopo la lievitazione si lavorano i pezzi fino ad ottenere le pagnotte rotonde di un paio di kg che vengono segnate a strisce perpendicolari fra loro e quindi cotte in forno a legna. Per tradizione la pagnotta casereccia viene cotta con le fascine e rigorosamente nel forno a legna.

La procedura è molto laboriosa

Si comincia all’alba a riscaldare il forno con le fascine esclusivamente di alberi locali. Dopo un’ora la temperatura è al punto giusto e si comincia con l’infornata. Ogni infornata è praticamente un processo a sé stante, alla fine del quale il forno deve essere interamente ripulito. La lavorazione è tutta artigianale: vengono infornati pochi pezzi alla volta per una cottura che dura non meno di due ore. Si conserva a lungo ed è ottimo con un filo d’olio. Si può mantenere anche per quindici giorni.

Primo ed unico Salame Bar in Campania

Primo ed unico Salame Bar in Campania

maialumeria

Formula originale per degustare salumi di qualità in abbinamento a grandi etichette di vini, champagne e birre artigianali.

L’idea è di Simone Schettino, terza generazione di una famiglia che dal 1905 si occupa di produzione e commercio di salumi di alta gamma. A Mugnano del Cardinale, tra la provincia di Napoli e quella di Avellino, terra del celebre e omonimo salame, il Salame Bar è uno spazio all’interno di Maialumeria il concept-risto-store che Schettino ha creato per raccontare e far degustare prosciutti, coppe, culatelli ed altri salumi provenienti dai migliori allevatori e produttori nazionali ed esteri.

È un luogo di incontro e degustazione, il lungo tavolo con comodi sgabelli, l’enoteca a vista e il bancone bar sono il luogo ideale per chi vuole mettere al centro dell’esperienza i salumi proposti in varie declinazioni: crudi, cotti, stagionati, affumicati e speziati da degustare al banco come aperitivo in abbinamento ad una birra artigianale, un buon calice di vino o champagne. Tanti i prodotti di punta tra cui scegliere, affettati finemente o tagliati a punta di coltello, serviti su eleganti taglieri di legno: dalla mortadella di Bologna IGP al culatello di Zibello Dop, dal salame Napoli al prosciutto crudo Tanara di Parma 24 mesi, dal San Daniele Dop alla pancetta arrotolata o steccata, dal prosciutto di Parma Pio Tosini tre ghiande alla spalla Cruda di Sissa.

Salumi che accontentano ogni palato, da magiare in punta di dita, accompagnati da fragrati grissini realizzati in casa o da pane locale per esaltarne il profumo e la delicatezza.

Ricetta autunnale irpinia: zuppa di castagne e fagioli

Ricetta autunnale irpinia: zuppa di castagne e fagioli

zuppa di castagne e fagioli

In Irpinia, la castagna e la nocciola sono i prodotti simbolo, tipici del territorio, e da secoli, oltre a sostenere l’economia, sono diventati anche alimenti base.
In passato proprio la castagna era considerato l’alimento dei poveri. In autunno era un prodotto immancabile in ogni casa: grazie ai suoi valori nutrizionali completi era considerata la sostituta della carne, che non tutti potevano permettersi e, con i frutti che non si riuscivano a vendere, si faceva la farina e quindi il pane o la pasta. In questo periodo di sagre della Castagna in provincia di Avellino, uno dei piatti principe a base di questo frutto è la zuppa di castagne e fagioli.
Oltre ad essere una portata saporita e nutriente è il piatto giusto per scaldare i giorni freddi che in Irpinia cominciano già fin dall’autunno.

È una ricetta salata di facile preparazione

Primo ingrediente base, la castagna, le migliori sono la Castagna Igp di Montella, la castagna di Serino e il Marrone di Santa Cristina.
La ricetta originale, per 8 persone:
500 gr di castagna
300 gr di fagioli
1 spicchio d’aglio
1/2 decilitro di olio d’oliva
1 ciuffetto di prezzemolo
Rosmarino (a piacere)
sale q.b.

Lessare le castagne e togliere l’eventuale pellicina. In una pentola con acqua si possono mettere a cuocere i fagioli (magari tenuti a bagno la notte precedente), unire l’olio, l’aglio, il prezzemolo, rosmarino ed aggiustare di sale secondo il proprio gusto. A metà cottura versare le castagne e se necessario altra acqua calda. Portare il tutto a cottura completa e servire in tavola ancora caldo. Negli anni, la zuppa ha subito variazioni secondo gusti soggettivi, così esistono anche le versioni arricchite con funghi secchi o guanciale, per i più golosi pure entrambe e degna di nota è anche la pietanza presentata con dei crostoni di pane casereccio.

Nei prodotti Ferrero solo nocciole irpine

Nei prodotti Ferrero solo nocciole irpine

nocciole

 

La Ferrero Spa di Sant’Angelo dei Lombardi (Av) attiva in Irpinia il Progetto Nocciola Italia che propone la concreta opportunità di riconversione e valorizzazione di ampie superfici del territorio, diventando così strumento di sviluppo economico, sociale e sostenibile.di filiera già avviato in altre regioni come l’Umbria e il Piemonte, dove l’azienda leader mondiale nel comparto dolciario ha promosso importanti iniziative di riconversione di terreni e acquisto a km zero del prodotto, per amplificare il valore del prodotto e del made in Italy.

L’obiettivo incrocia gli indirizzi della politica agricola fissati dal Ministero per le politiche agricole sull’incremento delle coltivazioni, e quelli della Regione Campania, che ha messo in campo una dotazione finanziaria straordinaria a sostegno dell’agricoltura e dell’ingresso dei giovani nel comparto. In Irpinia sono infatti centinaia i proprietari di fondi e terreni disposti a prendere contatti con l’azienda di Contrada Porrara di Sant’Angelo dei Lombardi per partecipare al progetto.

Progetto Nocciola Italia, è promosso dalla Ferrero Halzelnut Company, la divisione interna del Gruppo Ferrero interamente dedicata alla nocciola, e mira a sviluppare una produzione corilicola 100% italiana, attraverso la creazione di un sistema di sviluppo territoriale, condiviso con gli attori della filiera, a sostegno degli imprenditori agricoli italiani.
L’Irpinia intanto, parte da una condizione di grande vantaggio, grazie al primato che conserva in Campania per la produzione di nocciole e frutta secca in generale.

La nocciolicultura è una pratica dominante soprattutto nei territori del Vallo di Lauro e nel Baianese, nella Valle del Sabato, nel Partenio e nella Valle Caudina.

Le varietà Mortarella, Camponica e San Giovanni, sono riconosciute dal Ministero delle politiche agricole come “prodotto agroalimentare tradizionale italiano”.

Attraverso il progetto, l’azienda garantisce ai produttori in ottica di lungo periodo, un impegno all’acquisto, mette a disposizione gratuitamente strumenti tecnologici per la gestione integrata e moderna delle piantaggioni, per favorire il monitoraggio dello stato di salute dei noccioleti, con l’obiettivo di generare un flusso di gestione delle piantagioni sostenibile e consapevole; si impegna nel creare una nuova filiera corilicola italiana seguendo i principi della tracciabilità e sostenibilità delle produzioni; mette a disposizione le proprie competenze nella scelta delle varietà più adatte e fornire consulenza, avvalendosi anche di importanti istituti di ricerca, in analisi “pedo-climatiche” per facilitare l’individuazione di aree idonee alla coltivazione del nocciolo.

La Ferrero Hazelnut Company si rivolge a tutte le associazioni di categoria del comparto agricolo per il lancio del “Progetto Nocciola Italiana”,
sull’intero territorio nazionale.
Sarà lanciato un programma di incontri ed eventi sul territorio, con i principali stakeholder dell’intero settore agricolo Italiano (Istituzioni, Associazioni di categoria, aggregazioni di produttori) per far conoscere e promuovere i princìpi ispiratori e il valore sociale ed economico, racchiusi nel Progetto Nocciola Italia.

Le 4 Notti dei Briganti a Montemiletto

Le 4 Notti dei Briganti a Montemiletto

le 4 notti dei briganti

Dal 2 al 5 agosto 2018

Per quattro giorni briganti e brigantesse in costume d’epoca trasformeranno il borgo irpino in una sorta di set cinematografico attraverso una serie di rievocazioni storiche. I partecipanti verranno catapultati in una Montemiletto in rivolta, quella tra 1860 e il 1861, per rivivere un fenomeno importante come quello del brigantaggio e ripercorrere una pagina importante di storia ancora poco nota. Montemiletto per quattro giorni diventerà la location impeccabile di una serie di eventi, che rievocheranno il fervente fenomeno del brigantaggio.
Saranno giornate ricche di appuntamenti, incontri, dibattiti, mostre e balli. Suggestivo è il percorso del mercato dei prodotti tipici, con una mostra dedicata alla liuteria artigianale di alto pregio dei maestri liutai .

Le 4 Notti dei Briganti non è solo tradizione, ampio spazio verrà infatti dedicato alla musica con un “ Music Festival ” si . esibiranno in concerti gli artisti di fama Nazionale e Internazionale dal 2 al 5 Agosto in Piazza IV Novembre . Un percorso emozionante e spettacolare, una cornice millenaria nel magico incontro tra gli artisti, la musica, i luoghi e la storia,una grande festa di strada, ad ingresso libero, che animerà il centro storico. Non mancheranno momenti di degustazione enogastronomia, stand e attività di somministrazione che creeranno l’ambientazione estiva e il clima ospitale tipico degli eventi estivi.

Calici di Stelle a Campoli 2018

Calici di Stelle a Campoli 2018

campoli calici di stelle

Dall’8 al 10 agosto a Campoli (Benevento)

Il Forum dei Giovani, organizzatore dell’evento,si dedica con grande impegno alla creazione di nuove scenografie e graziosi allestimenti per permettere al vino locale ed ai prodotti tipici di porsi con maggiore interesse all’attenzione dei tantissimi visitatori. L’associazione campolese da sempre si onora di organizzare la manifestazione che maggiormente promuove i prodotti agricoli e della tradizione del nostro territorio”. “Calici di Stelle” è dunque; una manifestazione a carattere nazionale, che rientra nel circuito di Città del Vino.

L’evento è una vera e propria vetrina enogastronomica che affascina i tantissimi visitatori giunti nel piccolo paese ai piedi del monte Taburno da ogni angolo della regione e non solo. Le tre serate sono accompagnate da spettacoli musicali, ballo liscio, musica popolare,intrattenimento per bambini e attrattive di vario genere che coinvolgono ogni singola fascia di età.
Al centro dell’attenzione il re dei nostri prodotti agricoli, l’Aglianico del Taburno docg in primis, seguito da altre ottime varietà tipiche di vini, e uno stand gastronomico, dove i visitatori hanno la possibilità di consumare i prodotti tipici della tradizione contadina.

L’evento è andato in crescendo con gli anni. Oggi vantiamo una presenza di diverse migliaia di persone in tutti e tre i giorni. Coinvolgiamo amanti del genere, curiosi e turisti non sono dalla provincia o dalle zone vicine, ma da tutta la Campania. Sono in molti infatti quelli che scelgono anche di pernottare nelle strutture alberghiere ed agrituristiche del posto per vivere tutte e tre le sere di Calici.

Il nuovo gelato gourmet: Pummarol’ ro Piennol

Il nuovo gelato gourmet: Pummarol’ ro Piennol

tutto gelato

Un’altra novità gastronomica nel panorama campano: la storica gelateria “Tutto Gelato”, lancia una linea di gelato gourmet molto particolare il gelato “Pummarol’ ro Piennol”.

Il pomodorino del Piennolo è uno dei prodotti tipici più antichi della zona vesuviana, il caratteristico nome deriva dalla sua forma: quella di un piccolo pendolo i cui pomodorini vengono conservati in grappoli secondo una antica tradizione agricola. Il gelato viene realizzato con pomodorini, basilico e acqua. Il titolare, Alfredo Raiola, punta su tradizione ed eccellenze del territorio campano, rivisitandole in maniera del tutto nuova e fantasiosa.

La storia trentennale della famiglia Raiola fatta di amore e passione nella ricerca di gusti originali ma sempre all’insegna della tradizione, oltre a “Pummarol ro Piennol” propone altri gusti che portano avanti le eccellenze del territorio. Da provare il gelato alla “Melannurca rossa campana I.g.p”.

E’ possibile saggiare anche altri gusti di regioni diverse, come il gelato Gorgonzola D.o.p. e pere con noci e fichi caramellati per gli amanti di gusti più montani per esempio, quello alla Mandorla bianca con mandarino tardivo di Ciaculli, località palermitana, e ciliegina sulla torta il gelato al Parmigiano Reggiano D.o.p. stagionato 18 mesi con miele di eucalipto e aceto balsamico di Modena.

Tutto Gelato
Via Pittore, 188 – San Giorgio a Cremano
Per info o consegne 0815748637 / 3454460480

KBirr, la Casa della birra artigianale

KBirr, la Casa della birra artigianale

kbirr natavot

Con un nome tipicamente partenopeo vanta già quattro etichette in produzione: Natavot, Jattura, Paliat e l’ultima nata Cuore di Napoli, è adatta e pensata per esaltare piatti e ricette della tradizione napoletana, dalla pizza all’impepata di cozze. La bionda Natavot accompagna bene l’insalata caprese di pomodoro e mozzarella, meglio ancora se arricchita con le alici di Cetara; la Schotch Ale Jattura incontra alla perfezione la zuppa di fagioli e cozze, mentre la tipica impepata di cozze viene esaltata nel sapore dalla Imperial Stout Paliat, una birra dal sapore deciso, da veri intenditori. Infine, la Cuore di Napoli – una American Pale Aledal corpo leggero ma fortemente caratterizzata dai luppoli esotici – può essere abbinata allo spaghetto con le zucchine alla Nerano.“È un omaggio alla mia città, KBirr”, spiega Fabio Ditto, napoletano, fine conoscitore e importatore di birre, che un anno fa ha iniziato a produrre KBirr con l’idea di creare una birra che fosse 100 per 100 napoletana.
Prenotare un tavolo è facile ed immediato: basta inviare un messaggio su Whatsapp al numero 345 2438243

Casa Kbirr si trova a Torre Del Greco (NA) Corso Vittorio Emanuele, 53

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